Mobilità sociale e sanzioni al tempo del Coronavirus

07 aprile 2020

A cura dell’Avv. Gianluca Bencivenga

Oggetto: Covid-19, la sanzione penale

Il Decreto Legge n.19 del 25 marzo 2020 ha finalmente messo un punto fermo in ordine alle sanzioni da applicarsi alle violazioni delle norme emanate per contenere la diffusione dell’epidemia Covid-19.

Innanzitutto il Decreto, all’art. art.4, stabilisce che le condotte violative sono punite con la “sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 3000 euro” e non si applicano più le sanzioni contravvenzionali precedentemente richiamate nel DPCM del 9/03/2020, dall’articolo 650 del codice penale o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità. Inoltre, la violazione intenzionale del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte a quarantena perché risultate positive, è punita, invece, con la pena prevista per il reato di epidemia di cui all’articolo 452, primo comma, n. 2, del codice penale (reclusione da 1 a 5 anni).

Orbene, in termini più semplici e pratici si può uscire da casa solo per comprovate esigenze lavorative, di necessità e di salute.

Tuttavia, qui non si vuole chiarire quali siano le giustificazioni che ci consentono lo spostamento dalle proprie abitazioni, ma si vuole offrire un quadro informativo sulla connessa materia dei reati di falso, attribuibili al soggetto che dovesse rendere dichiarazioni mendaci all’Autorità in sede di controllo. Alla luce dei profili penalistici e in ossequio delle tante “autodichiarazioni”, occorre prendere in considerazione solo alcune delle qualità che ciascuno di noi è chiamato a dichiarare cioè: “non essere sottoposto alla misura della quarantena; di non essere risultato positivo al virus Covid-19; di essersi spostato dal luogo A al luogo B”.

Ebbene con riferimento alla configurabilità del reato di falso ai sensi dell’art. 495 c.p. in capo a chi venga fermato per un controllo e dichiari o attesti il falso al pubblico ufficiale, si deve ritenere che il reato si commette laddove l’oggetto del mendacio riguardi la propria condizione di stato (quarantena) o di salute (Covid-19 negativo). Pertanto, dichiarare falsamente di non essere sottoposto a quarantena o di non essere Covid-19 negativo, significa mentire in ordine alla qualità di soggetto pericoloso perché “probabilmente contagioso”, così da ottenere una libertà di spostamento altrimenti preclusa.

L’altro reato che potrebbe sussistere in caso di dichiarazione falsa è l’art. 483 c.p. “Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico” che prevede la pena della reclusione fino a 2 anni. Tale reato delittuoso sussiste laddove l’attestazione consista in un’affermazione o negazione della verità. Pertanto occorre valutare se un eventuale mendacio dichiarato in sede di autodichiarazione riguardi un fatto che si è già realizzato nella realtà fenomenica (ad es. “sono stato al supermercato per comperare alimenti”, “sono stato in farmacia per acquistare medicine”). Diverso è dichiarare l’intenzione di compiere un fatto non ancora realizzato nella sua materialità (ad es.“sto andando al supermercato”, “sto andando in farmacia”, etc).

La dichiarazione, in questi ultimi casi, ha per oggetto una Mera Intenzione e, in quanto tale, parrebbe rientrare in quei connotati che non consentono configurabile la fattispecie delittuosa di cui all’art. 483 c.p., in quanto si attesta un mero intento, un proposito che potrebbe sfuggire all’oggetto del falso penalmente rilevante.

Quindi bisogna fare attenzione alle dichiarazioni in ordine agli elementi identificativi (in relazione al Covid-19) rilevanti ai sensi dell’art. 495 c.p.; fare attenzione alle dichiarazioni resi in ordine ai fatti già compiuti in relazione all’art. 483 c.p. ed in ultimo le dichiarazioni inveritiere riguardanti le intenzioni (cioè destinazioni dei nostri spostamento) che, in quanto future ed incompiute non possono rappresentare “fatti” su cui fondare la pensale responsabilità per il reato di falso.

 

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